A Mosca l’OMS decide: e-cig come sigarette tradizionali

A Mosca l’OMS decide: e-cig come sigarette tradizionali

Mosca capitale del tabacco in occasione della sesta sessione della Conferenza delle Parti (COP 6) per la Convenzione quadro dell’OMS sul controllo del tabacco (acronimo in inglese, FCTC). Dal 13 al 18 Ottobre, la capitale della Federazione Russa ha ospitato più di 1.500 rappresentanti provenienti da 195 paesi del mondo, intervenuti per discutere e decidere il futuro del tabacco e della sua regolamentazione, con l’obiettivo di “tutelare la salute di milioni di persone eliminando il commercio illecito dei prodotti da tabacco”.
Diverse le decisioni importanti che sono state adottate nel corso della sei giorni moscovita. Tra le principali azioni quelle mirate all’incremento della tassazione del tabacco e quelle mirate al contenimento della diffusione dei prodotti masticabili a base di tabacco. Nel mirino anche le sigarette elettroniche. Il COP6 ha, infatti, proposto una parificazione delle e-cig alle “bionde” che prevede per il vapore elettronico il divieto di promozione, pubblicità e sponsorizzazione, oltre che una tassazione. Su questo ultimo punto LIAF si era già espressa molto negativamente.
“La posizione finale del COP6 sul tabacco masticabile e sulle sigarette elettroniche non tiene alcun conto delle evidenze scientifiche che testimoniano chiaramente i benefici di questi prodotti. – ha commentato Riccardo Polosa, dell’Università degli Studi di Catania – Non solo si è fatto un gigantesco passo indietro nella lotta al tabagismo, ma lo si è fatto cosi velocemente e senza indugi che se avessero adottato questa prontezza di riflessi per il caso Ebola, l’epidemia non esisterebbe”.
“La richiesta di maggiori imposte da parte di FCTC porterà a un incremento del commercio illegale. La pretesa di tassare il tabacco masticabile alla stessa stregua delle sigarette combustibili causerà più danno che beneficio. E ancora peggio, il limitare la diffusione del vapagismo non farà altro che rivitalizzare il tabagismo.” ha aggiunto Polosa.
Già qualche mese fa Polosa, insieme agli esperti Umberto Veronesi e Umberto Tirelli, aveva invitato l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) – in una lettera firmata con altri 53 scienziati – a non rifuggire le potenzialità e l’efficacia delle e-cig, proponendo invece di promuoverne la diffusione e di implementare la ricerca scientifica in questo campo.
La Convenzione quadro dell’OMS sul controllo del tabacco (FCTC) è il primo trattato internazionale negoziato sotto il controllo dell’OMS. E’ stata adottata dall’Assemblea mondiale della sanità il 21 maggio 2003 ed è entrato in vigore il 27 febbraio 2005. “La FCTC è un punto di riferimento importante per promuovere la salute pubblica. Essa fornisce una nuova dimensione giuridica per la cooperazione internazionale nel settore sanitario ed è uno dei trattati che è stato approvato e condiviso più rapidamente ed ampiamente nella storia delle Nazioni Unite” – ha detto Veronika Skvortsova, Ministro della Salute della Federazione Russa. La FCTC, infatti, è stata sviluppato in risposta alla globalizzazione dell’epidemia di tabacco ed è un trattato basato sul principio che afferma il diritto di tutte le persone ad alti standard di qualità della salute.”
Nelle intenzioni il compito dell’FCTC è nobile. Peccato che i delegati abbiano deciso di svolgere i propri lavori in privato, dietro porte chiuse. Infatti, pubblico e giornalisti – compresi quelli già accreditati all’evento – sono stati esclusi senza valida giustificazione. Cittadini, scienziati, operatori sanitari e politici di tutto il mondo saranno legittimamente indignati e scandalizzati da questa modalità procedurale poco ortodossa. E una cattiva procedura porta cattivi risultati.
Il presidente di LIAF, prof.ssa Lidia Proietti, lancia oggi il suo appello forte e chiaro: “Affidatevi alla scienza e non alla ideologia! Regolamentare la sigaretta elettronica come un prodotto da tabacco solo perché gli assomiglia sarebbe come disconoscere i benefici offerti da questo strumento per milioni di fumatori. Proprio per questo – aggiunge la Proietti – ci siamo recentemente appellati al Ministro Lorenzin nella speranza di far valere la ragione e non il pregiudizio”.
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