Polosa sulle sigarette light: l’analogia con le elettroniche è fallace

Polosa sulle sigarette light: l’analogia con le elettroniche è fallace

Riccardo Polosa interviene su alcune delle informazioni riportate sul dossier di Repubblica del 6 Novembre.

 

Nello specifico, in uno dei virgolettati del prof. Roberto Boffi, responsabile del centro antifumo dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, si legge:

Roberto Boffi

«Se parliamo di innocuità, i dati che abbiamo a disposizione ci dicono che le sigarette elettroniche non lo sono. Abbiamo svolto diversi studi a riguardo, e quello che posso dire con certezza è che emettono polveri sottili, anche se in quantità 20 volte inferiore alle sigarette tradizionali; la svapata espone il consumatore a metalli pesanti come il nichel, cromo, argento e titanio, a volte in quantità superiore a quella contenuta nei prodotti contenenti tabacco, e persino a sostanze pericolose come la formaldeide, un noto cancerogeno». Questo non vuol dire che siano paragonabili alle sigarette – ammette l’esperto – ma di certo servono ancora studi di lunga durata per poter dare una risposta definitiva sui possibili effetti nocivi. «In questi casi il senso comune non basta – assicura Boffi – quando sono state introdotte sul mercato le sigarette light si diceva che facessero meno male di quelle normali, e oggi sappiamo invece che provocano tumori e disturbi respiratori al pari di quelle non light». 

 

 

Il prof. Riccardo Polosa specifica che:

Riccardo Polosa

“Sulla questione tossicità, si sono acquisiti oramai dati sufficienti a supporto di quanto già stabilito da Public Health England e dal National Academy of Science statunitense – vale a dire che il profilo di sicurezza delle e-cig è almeno il 95% inferiore rispetto alle “bionde”. I nostri studi su pazienti affetti da malattie respiratorie che sono passati dal tabagismo al vapagismo non solo hanno evidenziato una buona tollerabilità di questi prodotti, ma hanno svelato miglioramenti delle prove respiratorie del tutto simili a quelli che normalmente si osservano in coloro che smettono di fumare. Molti dei dati allarmistici sulle e-cig derivano da sperimentazioni in vitro o in modelli animali in cui le condizioni degli esperimenti non hanno nulla a che vedere con le normali condizioni d’uso. Spesso le condizioni sperimentali allestite da alcuni ricercatori sono talmente estreme che non deve sorprendere la produzione di sostanze tossiche in quantità industriali. Alla stessa stregua di un ‘tostapane’ che viene settato a temperature elevate e per tempi prolungati, è logico aspettarsi un pancarrè carbonizzato e ricco di sostanze tossiche. 

Spesso viene evocata una analogia tra sigarette light e sigarette elettroniche per mettere in guardia i potenziali consumatori sui possibili danni alla salute. Questa analogia è campata in aria. E’ vero che le sigarette light sono state commercializzate come a più basso rischio. Ed è anche vero che nonostante il loro basso contenuto in nicotina (Ndr. la nicotina di per se non causa malattie fumo correlate) si era poi dimostrato lo stesso rischio cancerogeno delle sigarette convenzionali. Come per tutti i prodotti a combustione, la pericolosità delle sigarette light è conseguenza della inalazione di migliaia di sostanze tossiche presenti nel fumo (causa primaria delle malattie fumo correlate). Il paradosso delle sigarette light era quello di indurre il fumatore a fumare di più e ad inalare un maggior quantitativo di sostanze cancerogene nel tentativo di approvvigionarsi di concentrazioni sufficienti di nicotina. Pertanto l’analogia tra sigarette light e sigarette elettroniche è fallace; i nuovi prodotti tecnologici per l’erogazione di nicotina non necessitano di combustione e questo contribuisce a migliorare esponenzialmente il loro profilo di sicurezza”. 

 

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Valeria Nicolosi
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Valeria Nicolosi è giornalista, esperta in progettazione e comunicazione pubblica (sociale e istituzionale). Laureata in Programmazione delle Politiche Pubbliche nell’Università degli Studi di Catania, è anche masterizzata in Comunicazione Pubblica nell’Università IULM di Milano. L'amore e l'interesse nei confronti della formazione dell'opinione pubblica l’hanno portata a collaborare come consulente per LIAF con l’obiettivo di aiutarli a definire azioni utili per la diffusione e la sensibilizzazione della cultura antifumo. Valeria è oggi press office di LIAF e collabora anche con istituzioni ed enti pubblici diversi.

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