Francesca Festa: una storia di svapatori tra tasse e salute

Francesca Festa: una storia di svapatori tra tasse e salute

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Francesca Festa.
“Il 18 dicembre 2017, la Quinta Commissione della Camera dei Deputati, ha approvato l’emendamento proposto da Simona Vicari circa la super tassazione dei liquidi per sigaretta elettronica, con o senza nicotina, il divieto alla vendita online di tali prodotti, l’obbligo di vendita di prodotti con nicotina esclusivamente nelle tabaccherie, la delega all’Agenzia Dogane e Monopoli di identificare modalità e requisiti per l’autorizzazione e l’approvvigionamento per i negozi ad oggi esistenti.
La tassa sui flaconi, sia con che senza nicotina, al momento resta fissata a 500 euro su un litro! Perciò se un litro di liquido base a cui aggiungere personalmente aromi prima costava ad esempio 30 Euro, ora ne costerà 530; e se 10 ml. di un liquido già pronto costavano in media 5 Euro, ora costeranno il doppio, portando il prezzo di un litro al costo assurdo di 1000 Euro ed oltre.
Tutto ciò infliggerà un durissimo colpo a tutto il settore, dai produttori, ai negozi, agli utilizzatori, che dovrebbero spendere cifre ben più alte di quelle che spendevano per le sigarette tradizionali. Destino sicuro di moltissimi negozi e produttori sarà la chiusura, anche perché oltre alla maggiorazione delle spese si verrà a creare per loro un insostenibile debito pregresso. Verrà affossata l’intera filiera, con ingentissime perdite economiche e di posti di lavoro (oltre 12.000 aziende e quasi 40.000 lavoratori).
Date le ormai assolute certezze scientifiche sulla grave nocività del fumo di sigaretta, che sarebbe superfluo ricordare in dettaglio, in quanto sono ormai di dominio pubblico a livello mondiale, queste nuove norme miranti al concreto annientamento dell’intero settore dello svapo indicano con ogni probabilità malafede da parte di chi le ha volute, poiché in palese deroga di ogni direttiva sanitaria nazionale in tema di riduzione del danno.
In Italia ogni anno più di 83.000 persone muoiono per malattie sicuramente correlate al fumo.
Penalizzare il comparto svapo a livelli tali da stroncarlo, giova clamorosamente agli interessi di alcune multinazionali del tabacco. Si mira alla demotivazione di tutti coloro che già usano la sigaretta elettronica per superare la piaga del tabagismo, e ancor più di quelli che stanno valutando la possibilità di ricorrervi, ma che sono incerti. In Italia utilizza la sigaretta elettronica più di un milione e mezzo di persone, e gran parte di loro ha drasticamente ridotto o cessato completamente l’abuso di sigarette tradizionali. A tutt’oggi poi non si conosce un caso documentato di decesso a causa dell’utilizzo della e cig.
Inoltre, eminenti autorità mediche si sono apertamente e ripetutamente espresse a favore di quella. Proprio ieri, l’italiano Prof. Riccardo Polosa è stato convocato al Parlamento britannico per esporre davanti alla commissione tecnico scientifica del governo i suoi dati rispetto al rischio reale costituito dall’utilizzo di ecig per smettere di fumare.
Un famoso oncologo italiano, il compianto Prof. Veronesi, ed altri 50 ricercatori e scienziati di tutto il mondo, già dal 2014 hanno preso con fermezza le difese della sigaretta elettronica dagli attacchi pretestuosi provenienti dalle majors del tabacco e da studi poco indipendenti. A favore sono anche il Prof. Cipolla dell’Istituto Europeo di Oncologia, e il Prof. Tirelli, Primario Oncologo dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano.
Gli utilizzatori di sigarette elettroniche, osservati nei diversi contesti come associazioni e piattaforme online, dimostrano consapevolezza ed un vivo interesse verso la sicurezza dei prodotti in commercio. Vi è perciò identità con il legislatore circa la necessità di una regolamentazione, con norme che però contemplino in primo luogo autentica conoscenza del settore, ed in conseguenza giustizia impositiva. Tale comunità si interroga su quale impatto avrà la nuova imposizione fiscale sulla dipendenza dal fumo tradizionale, ovvero sulla salute pubblica, che è preoccupante non vedere intesa come priorità, e ha motivi per ritenere che quella norma sia stata elaborata sotto la pressione di altri interessi, e non in piena indipendenza, che sarebbe arduo ravvisare in una disposizione tanto ambigua e dannosa”
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