Fumatori Asmatici: le donne le più colpite, necessari nuovi studi clinici e cure mirate

Fumatori Asmatici: le donne le più colpite, necessari nuovi studi clinici e cure mirate

<< I danni del fumo per gli asmatici sono gravi. Smettere di fumare aiuta a prevenire e gestire la patologia asmatica. Ricerche innovative e approcci antitabagici sono necessari per aiutare i fumatori con asma a ridurre i rischi e migliorare le condizioni di vita>>.

E’ questo l’appello che il Prof. Riccardo Polosa, esperto internazionale in cure allergologiche e antitabagiche dell’Università di Catania e responsabile scientifico LIAF Lega Italiana Antifumo, lancia nel suo ultimo articolo “Fumo e Asma: relazioni pericolose”, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “European Respiratory Journal”.
L’articolo, scritto a due mani con il Prof. Neil Thomson dell’Università di Glasgow, analizza in modo sistematico e critico la letteratura scientifica sino ad oggi disponibile sui complessi rapporti che intercorrono tra asma e fumo. Ne emerge uno scenario preoccupante. Infatti il fumo sembra incidere già nell’età fetale causando anomalie nello sviluppo dell’apparato respiratorio e poi nell’adolescenza, determinando un maggiore rischio dell’insorgenza di asma. Il fumo di sigaretta aggrava la frequenza e la intensità delle manifestazioni acute della malattia quali, difficoltà respiratoria e tosse. Le donne che fumano e soffrono di asma, sembrano risentire maggiormente dell’aggravarsi dei sintomi rispetto alle donne asmatiche che non fumano. Infatti secondo l’Ente per la Ricerca sulla Salute del Canada, il fumo ha una incidenza negativa del 70% in più sulla patologia asmatica delle donne. L’effetto delle cure farmacologiche con corticosteroidi risulta meno efficace negli asmatici che fumano. Le condizioni dell’apparato respiratorio appaiono maggiormente compromesse. Infine la gestione dei sintomi risulta più complessa aumentando il tasso di mortalità.
Polosa e Thomson denunciano che i tassi di cessazione dei fumatori asmatici sono bassissimi, e che molto di più deve essere fatto per questa tipologia di pazienti. In particolare, sono necessarie nuove strategie di supporto psicologico e farmacologico per aiutare gli asmatici che fumano a smettere o per indirizzarli verso alternative meno dannose rispetto al fumo di sigaretta. Inoltre è fondamentale una più serrata attività da parte dei medici di famiglia per informare sui rischi del fumo e sui benefici dello smettere per i pazienti affetti da asma e allergie. Smettere di fumare migliora infatti le condizioni generali di salute, riduce la frequenza dei sintomi asmatici diurni e notturni e permette una migliore risposta alle cure farmacologiche.
Al fine di sensibilizzare la comunità medico-scientifica e ricercare percorsi e cure innovative per i fumatori asmatici, secondo Polosa e Thomson, sono necessari studi clinici su misura per questa tipologia di pazienti.
Il Prof. Polosa, Direttore dell’UOC di Medicina Interna e D’Urgenza del Policlinico G. Rodolico di Catania, sta pertanto conducendo, in collaborazione con LIAF Lega Italiana Antifumo, lo studio clinico europeo UBIOPRED dedicato alle forme più gravi di asma ed ai relativi fattori di rischio, come appunto il fumo di sigaretta.
Per maggiori informazioni è possibile inviare una email a info@liaf-onlus.org o visitare il seguente link: https://www.liaf-onlus.org/page.php?id=57-liaf-partner-del-progetto-europeo-u-biopred
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