FUMATORI OVER 65: UNA VITA CON UNA SIGARETTA IN MANO

Counseling ed approccio umano diventano le parole chiave per fornire assistenza personalizzata

Per i fumatori over 65 diventa difficile combattere le abitudini quotidiane che li hanno sostenuti nel corso degli anni.

A maggior ragione se queste abitudini costituiscono una vera e propria dipendenza sia fisica che psicologica.

Ad oggi i dati parlano chiaro: l’aspettativa di vita per un utilizzatore abituale di sigarette over 60 è di 10-15 anni inferiore rispetto a un coetaneo non fumatore.

Eppure larga parte delle politiche e delle campagne di informazione ha come target la fascia di popolazione più giovane, più raggiungibile dai canali comunicativi moderni e più incline ad approcciarsi a metodi tecnologici ed innovativi che rappresentano una valida alternativa al fumo convenzionale.

Ma molto spesso ci dimentichiamo di chi nella società ha fatto del fumo una vera e propria ragione di vita, grazie anche al mito di star e cantanti spesso ritratte con la sigaretta tra le dita. Persone che sono genitori e nonni e che nella bionda tradizionale hanno trovato un supporto psicologico per affrontare i problemi quotidiani. 

Difficilmente raggiungibili dai canali comunicativi più “social”, faticano a cambiare le proprie “impostazioni di fabbrica”, senza conoscere le alternative al fumo che negli ultimi anni stanno acquistando sempre più popolarità.

Come nel caso del signor Giuseppe, fumatore incallito da noi incontrato al Centro Antifumo del Policlinico Vittorio Emanuele che ci rivela come sia difficile combattere il fascino ammaliatore, “quel non so che” dell’avere una sigaretta tra le dita e portarsela alla bocca,nonostante impegno e volontà non manchino.

DATI ALLA MANO: DI COSA STIAMO PARLANDO?

In Italia, i fumatori over 65 costituiscono il 9,8% del totale della popolazione, con un tasso di incidenza maggiore tra gli uomini (13%) che tra le donne (7%).

Grado di istruzione e capacità reddituale influiscono sulle statistiche: gli anziani con più difficoltà economiche rappresentano la percentuale maggiore di fumatori (14%), mentre si ritrovano più fumatori tra coloro che hanno un grado di istruzione elevato, ovvero quasi il doppio.

LA VITA DI UN FUMATORE

Smettere di fumare è una scelta che implica un percorso di sacrifico e rinuncia. A questo si sommano le ansie e il preconcetti di chi per una vita è rimasto legato agli stessi schemi comportamentali e non se la sente, per timore, di affrontare una scelta così radicale e drastica. 

I fumatori over 65 dovrebbero sapere che hanno le stesse probabilità di morire nell’arco dei 5 anni successivi di un non fumatore di 8 anni più vecchio, valore che si triplica se si paragona il medesimo soggetto a un suo coetaneo. 

Intervistato a proposito, il Prof. Pasquale Caponnetto, professore di Psicologia Clinica e Sperimentale all’Università di Catania, ci spiega il perché risulti così difficile per un anziano intraprendere un percorso di smoking cessation.

“La persona che ha fumato per molti anni ha un’identità che è collegata al fumo della sigaretta quindi laddove si prepara un cambiamento in età adulta, si generano timore ed ansia. Timore di avere sintomi astinenziali, di poter star male, di sentirsi più soli, di perdere un meccanismo che negli anni li ha aiutati ad affrontare diverse situazioni significative della vita. Hanno bisogno di un supporto prima durante e dopo la fase di cessazione”

L’approccio umano è sempre l’alternativa migliore per sradicare la dipendenza da fumo: “conoscere la persona, ascoltarla e vedere le sue risorse ed esigenze e via via condurlo verso degli stili di vita pro salute”.

CONOSCERE LE ALTERNATIVE

Altro fattore di incidenza rimane il canale comunicativo: mentre l’innovazione tecnologica, come l’utilizzo della realtà virtuale ad esempio, spinge sempre più verso tecniche che aumentino la motivazione a smettere di fumare e si indirizza come target verso la fascia della popolazione più giovane, l’approccio alle fasce di età degli over 65 rimane più aleatorio.

La mancanza di una corretta informazione sui dati specifici e scientifici della qualità delle alternativesommata a un generale senso di sfiducia nella novità, genera una situazione di conflitto nel fumatore, che, per non stravolgere abitudini eradicate nel corso degli anni e connesse a una salute emotiva personale, decide di non approcciarsi a un percorso di smoking cessation.

Ma si deve insistere su un punto fondamentale : non è mai troppo tardi per cambiare. Anche il minimo cambiamento influisce drasticamente sull’aspettativa di vita media. 

Attenzione anche a scelte di “fai da te”: i centri antifumo come quello del Policlinico dell’Università di Catania offrono sessioni di counseling psicologico, che abbina colloqui motivazionali e conoscitivi ad un servizio di assistenza durante tutto il percorso.

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