Germania, una sentenza importante per la diffusione dello svapo: “Fumare non è come svapare”

La Corte d’appello del Nord Reno-Westfalia, in Germania, finalmente cita la scienza in una contesa giuridica che rappresenta un passo avanti nella storia del Vapagismo.
In una sentenza che sta facendo il giro del web, il giudice tedesco da’ ragione ad un ristoratore costretto a vietare lo svapo ai suoi clienti: “La legislazione sul tabacco in Germania non contiene esplicite disposizioni sulla sigaretta elettronica” – commentano dal tribunale.
Il divieto vigente cita il verbo “fumare”, vietando questo comportamento nei luoghi chiusi e anche nei posti di lavoro. Ma con questo termine si intende – dice il giudice: “L’inalazione di fumo prodotto dalla combustione di tabacco”. Visto che – spiega: “Il liquido vaporizzato (anche con nicotina) non è un prodotto del tabacco in senso giuridico”, la legge di protezione contro il fumo passivo: “non va applicata allo svapo passivo poiché, mancando la combustione, i rischi per gli astanti non sono assolutamente comparabili”.
“Questo è un grande passo avanti nella lotta contro il fumo, perchè crea un precedente legale importante – ha commentato il prof. Riccardo Polosa – I giudici tedeschi hanno ribadito l’incostituzionalità evidente nel divieto di fumo esteso anche allo svapo. Perché in Italia e in molti altri paesi europei questa evidenza non salta agli occhi di tutti?”.
La normativa antifumo in Italia, dopo una serie di peripezie, è finalmente arrivata, proprio questo anno, ad una decisione definitiva: è vietato fumare nelle scuole ed il divieto coinvolge tutti, dagli alunni agli insegnanti (come raccontato in un nostro recente articolo). Il divieto però viene esteso anche alle sigarette elettroniche. Ma svapare è come fumare? Un recente sondaggio italiano, condotto per conto della LIAF in una scuola media e in un liceo della città di Ragusa in Sicilia, non sembra confermare questo, nemmeno in termini di percezioni per i giovani fumatori. Infatti, sebbene la larga maggioranza del campione (130 studenti in totale) conoscesse le sigarette elettroniche e le percepisse come meno dannose per la salute rispetto alle sigarette convenzionali, solo il 5% l’aveva provato (9 persone) e fra questi tre fumavano regolarmente sigarette. Questi dati fanno presupporre che la sigaretta elettronica sebbene sia conosciuta tuttavia è poco o per nulla usata tra la popolazione adolescenziale. Peraltro come spesso affermato dai ricercatori LIAF, l’assenza del processo di combustione, presente invece nel fumo di sigarette convenzionali, rende questi dispositivi di gran lunga meno dannosi rispetto al fumo.
In un nostro recente articolo – che qui vi riproponiamo “La BBC vieta l’uso delle sigarette elettroniche nei propri uffici: una questione di “etichetta”, non di salute pubblica” – abbiamo raccontato la vicenda che ha visto protagonista l’emittente televisiva più importante al mondo, la BBC, colpevole di aver vietato lo “svapo” nei propri uffici e di aver costretto per di più molti svapatori ad uscire fuori per svapare: “magari accanto ai fumatori in pausa sigaretta – ha commentato il presidente di LIAF, Lidia Proietti – e andando contro ogni logica di diritto del lavoratore”. In quell’occasione, uno dei portavoce dell’emittente ha giustificato il divieto proposto come una scelta di “codice di comportamento” e non come un “problema di salute e sicurezza”. Certi – ha affermato il responsabile del personale della BBC, Diane Dumas: “che il divieto non ha una base medico-scientifica”.
In seguito al nostro articolo, di recente, la BBC ha diffuso un documentario sulle sigarette elettroniche per commentare il successo e la diffusione di questo prodotto in tutto il mondo. Il link del documentario ha già fatto il giro del globo. Che sia stato un modo per giustificare ai milioni di svapatori un comportamente probabilmente errato? Noi non lo sappiamo ma ci piace credere che lo svapo prima o poi sostituirà il fumo, salvando milioni di vite. 
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