La “doppia faccia” del nuovo Decreto tabacchi: temuta escalation di prezzi per il fumo elettronico

La “doppia faccia” del nuovo Decreto tabacchi: temuta escalation di prezzi per il fumo elettronico

Accise maggiorate, nuovi prodotti “da inalazione” (sigarette elettroniche di nuova generazione) e strane manovre del Ministero dell’Economia e delle Finanze dietro alla bozza del decreto legislativo sulla tassazione dei tabacchi che sarà discussa a Settembre in Parlamento. Se la bozza di legge, da una parte, propone per tutti i nuovi prodotti da inalazione una tassazione ridotta al 60% delle accise per i tabacchi lavorati, dall’altra crea una netta disparità fiscale per i prodotti da inalazione a base di liquido.
Il nuovo decreto tabacchi sembra foriero di buone notizie, ma in realtà nasconde, e in maniera subdola, l’ennesima pugnalata al settore delle sigarette elettroniche facendo solo gli interessi delle multinazionali di tabacco. Ecco, in sintesi, il contenuto della nuova proposta di legge del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla tassazione dei tabacchi e che ignora le esperienze degli 800 mila consumatori italiani che hanno scelto la strada del vapagismo per chiudere con il tabacco.
La nuova proposta, infatti, è improntata a regolamentare il tabacco non combustibile e gli altri prodotti contenenti nicotina in modo diverso dalle sigarette convenzionali tenendo conto del loro profilo a basso rischio. Questo consentirebbe inoltre di pubblicizzare liberamente i prodotti “da inalazione” (per intenderci, sigarette elettroniche e i nuovi prodotti a tabacco riscaldato) e ne eliminerebbe il divieto di uso nei luoghi pubblici. Ma non è tutto oro quello che luccica. Il decreto, infatti, rischia di far lievitare considerevolmente i prezzi del vapore elettronico, rendendolo nettamente meno competitivo nei confronti del fumo di tabacco.
Se la bozza di legge, da una parte, propone per tutti i nuovi prodotti da inalazione una tassazione ridotta al 60% delle accise per i tabacchi lavorati, dall’altra crea una netta disparità fiscale per i prodotti da inalazione a base di liquido. La proposta infatti equipara arbitrariamente 10 ml di liquido a 80 sigarette convenzionali, e dato che su 80 sigarette l’accisa è pari a 10,65 €, ne consegue che su una confezione di liquido elettronico da 10 ml graverebbe una tassa di 6,39 €. Per effetto di questa tassa il prezzo al pubblico come minimo raddoppia. E non finisce qui. Le negoziazioni sono ancora in corso e alcune voci sostengono che un’altra equiparazione, altrettanto arbitraria e altrettanto bizzarra, potrebbe essere adottata, stavolta rifacendosi al numero di “boccate”. Se, come sostengono i Monopoli di Stato, a 1 ml di liquido elettronico corrispondono 300 svapate, e ad una “bionda” 10 boccate, l’equivalenza determinerebbe una tassa di 2,41 € per singolo ml. Il che significa che su una confezione di liquido da 10 ml potrebbe pesare una tassa di 24,10 €. Dalla padella alla brace!
La proposta di legge prevede inoltre la regolamentazione di una nuova tipologia di prodotto di imminente commercializzazione in Italia, la sigaretta che scalda il tabacco e non brucia (i.e. “Heat no Burn”) ideata dalla Phillip Morris International. Il produttore di questa nuova tipologia assicura una riduzione complessiva del rischio tossicologico che si attesta tra il 70 e il 90%. Maggiori informazioni sui prodotti Heat no Burn (HnB) sono state diffuse oggi sul quotidiano Avvenire in una intervista rilasciata dal Prof. Polosa.
Commentando la proposta, il Prof. Riccardo Polosa, professore di Medicina Interna e Direttore del Centro per la prevenzione e Cura al Tabagismo dell’Università degli Studi di Catania, oltre che consulente scientifico LIAF, ha detto: “Prodotti da fumo riclassificati come prodotti per inalazione? Tutto questo è ridicolo. Oltre che dalla combustione, fumo viene generato anche da fenomeni chimici non combustibili. Ma il vero problema non è questo – ha aggiunto Polosa – La distinzione tra prodotti a base di tabacco (combustibile, riscaldabile, masticabile, da sciogliere in bocca) e prodotti che non contengono assolutamente tabacco (come le e-cig attualmente in commercio) è l’unica che comprendo e dovrebbe essere alla base di una tassazione razionale!”.
Anche Massimiliano Mancini, presidente di Anafe – Confindustria, l’associazione di categoria dei produttori di sigarette elettroniche, e Massimiliano Federici, presidente di Fiesel – Confesercenti, l’associazione dei rivenditori di sigarette elettroniche, hanno criticato la proposta. Entrambi sono preoccupati per la mancanza di trasparenza nel processo svolto per l’adozione del presente decreto e per il comportamento non responsabile che pervade la burocrazia italiana.
È lecito chiedersi come mai la bozza di decreto tende a favorire un prodotto contenente tabacco nei confronti di un altro (ovvero la sigaretta elettronica) che non solo non ne contiene, ma rappresenta uno strumento potenziale di salute pubblica.
La LIAF un’opinione ce l’ha. Un recente studio del Centro Studi Casmef dell’Università Luiss Guido Carli di Roma, che prende in esame i possibili effetti delle varie ipotesi di revisione dell’accisa sul tabacco, dimostra che all’aumentare delle accise sulle sigarette convenzionali non si è registrato l’atteso aumento delle entrate per l’erario, ma solo un’importante crescita dei “mercati paralleli” (ovvero mercato nero del tabacco di contrabbando). Lo studio conclude che qualsiasi scenario ipotizzato ha sempre e comunque un impatto negativo per l’erario nel triennio 2013-2015. Questo a dimostrazione del fatto che lo Stato italiano rimane in grave difficoltà finanziaria e non sa come fronteggiare le perdite derivanti dal calo delle vendite di sigarette convenzionali. La soluzione sarebbe stata quella di tassare anche le sigarette elettroniche, ma non ha funzionato per via del crollo del settore ancora poco maturo. Gli aspri scontri con il settore dello svapo ne sono un riflesso evidente.
La sigaretta che scalda il tabacco e non brucia rappresenta una soluzione al problema erariale. E non solo. La Philip Morris sta investendo 500 milioni di euro in Italia e darà lavoro a 600 persone. E si aggiudica un posto importante al tavolo negoziale. Heat no burn: riscalda ma non brucia, e il gioco è fatto. Il fumatore italiano medio tornerà a consumare tabacco ovunque, rasserenato dal rischio ridotto promesso dalla nuova tecnologia, e le tasche dello Stato torneranno a riempirsi grazie alle accise sul tabacco che graveranno sulla sigaretta a tabacco riscaldato, la quale usufruirà però di tutti gli effetti positivi derivanti dalla mancata applicazione dei divieti previsti per le sigarette tradizionali. Insomma ci guadagnano tutti, lo Stato, la Philip Morris, le aziende che investiranno nei nuovi prodotti HnB. E i fumatori che vogliono smettere? Per questo bisognerà attendere.
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