Quando “Mamma Rai” non applicò le sanzioni per i “monelli fumatori”

Quando “Mamma Rai” non applicò le sanzioni per i “monelli fumatori”

Qualche giorno fa è stata confermata anche dalla Cassazione la condanna della Rai a risarcire, con quasi 32mila euro più interessi, i danni biologici e morali da fumo passivo subiti da una giornalista ora in pensione, ex conduttrice del Tg3.

repubblica-1-600x310Senza successo, la Rai si è difesa sostenendo di aver emesso disposizioni contro il fumo che però erano riferite solo a circolari e direttive che, secondo la Suprema Corte “non costituiscono, evidentemente, misura idonea a contrastare i rischi da esposizione da fumo passivose non si fanno rispettare con delle sanzioni.

Sempre secondo la Corte, il comportamento della Rai avrebbe portato una manchevole condotta” nella mancata applicazioni di sanzioni utili a limitare i danni da fumo all’interno della redazione.

A tal proposito, riproponiamo oggi un articolo pubblicato sul sito LIAF con il quale anche il presidente della Lega Italiana Anti Fumo, la prof.ssa Lidia Proietti, affrontava l’argomento nel 2014.

Nello specifico, parlando di leggi che in Italia tutelano il lavoratore dai danni causati dal fumo passivo nei luoghi di lavoro, si ricorda che l’esposizione a fumo passivo è un fattore di rischio cancerogeno accertato e si considera fattore di rischio lavorativo qualora sia presente nei luoghi di lavoro.

  • Dalla circolare del Ministero della Salute del 17 dicembre 2004: “La prevenzione dei gravi danni alla salute derivanti dall’esposizione attiva e passiva al fumo di tabacco costituisce obiettivo prioritario della politica sanitaria del nostro Paese e dell’U.E”.
  • Nell’Accordo 16 dicembre 2004 si è raccomandato ai datori di lavoro di fornire anche un’adeguata informazione ai propri lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute derivanti dal fumo di tabacco attivo e passivo.
  • Con il D.Lgs 81/2008 in materia di “tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” il datore ha assunto un ruolo centrale nella salvaguardia del proprio dipendente. Il “capo” si è trasformato in un vero e proprio “garante” della salute del proprio dipendente.

foto-proiettiE commentando la sentenza della Suprema Corte, la prof.ssa Proietti conclude: “Ci auguriamo che il testo della sentenza, che riporta passaggi molto importanti per la tutela dei lavoratori dai danni da fumo passivo, possa fare giurisprudenza e che possa essere considerato esempio a ragione per altri cittadini che, come la giornalista in questione, hanno voglia di far tutelare il proprio sacrosanto diritto alla salute. Ritengo – ha aggiunto – che sia giunto il momento per i singoli Stati di prendere decisioni di natura pubblica considerando che i danni da fumo di sigaretta convenzionale rappresentano un reale e grave pericolo per la salute dei cittadini e che la tutela dei lavoratori è fondamentale per ridurre il numero di migliaia di morti ogni anno“.

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Autore

Valeria Nicolosi
Valeria Nicolosi 226 articoli

Valeria Nicolosi è giornalista, esperta in progettazione e comunicazione pubblica (sociale e istituzionale). Laureata in Programmazione delle Politiche Pubbliche nell’Università degli Studi di Catania, è anche masterizzata in Comunicazione Pubblica nell’Università IULM di Milano. L'amore e l'interesse nei confronti della formazione dell'opinione pubblica l’hanno portata a collaborare come consulente per LIAF con l’obiettivo di aiutarli a definire azioni utili per la diffusione e la sensibilizzazione della cultura antifumo. Valeria è oggi press office di LIAF e collabora anche con istituzioni ed enti pubblici diversi.

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