Valutazione superficiale e fuorviante dei dati sulle sigarette elettroniche: bacchettata agli Editori del Lancet.

Valutazione superficiale e fuorviante dei dati sulle sigarette elettroniche: bacchettata agli Editori del Lancet.

Secondo il Prof. Polosa ed il Dott. Pasquale Caponnetto le affermazioni rilasciate dagli Editori per cui “le sigarette elettroniche stanno diventando una porta d’ingresso al fumo tradizionale, un prodotto che spinge i giovani a iniziare a fumare”, sono fuorvianti in quanto non suffragate dai risultati degli studi scientifici citati. Anzi, una attenta lettura del report diffuso a settembre dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie statunitense (CDC) dimostra esattamente il contrario. Non esistono di fatto dati a sostegno della tesi che le e-cig siano popolari tra i giovani e li spingano poi a far uso di ‘bionde’. Il report del CDC non dimostra un incremento nell’uso regolare quotidiano di e-cig tra gli adolescenti, ma piuttosto che il numero di ragazzi che aveva provato a svapare era aumentato (essenzialmente una misura della sperimentazione che è tipica della fase adolescenziale). Va precisato che questo fenomeno della sperimentazione era documentato nel 90.6% dei ragazzi che già fumavano tabacco, mentre la percentuale nei non fumatori giovani era solo pari allo 0,5%. Da questo si può solo concludere che sperimentare un prodotto nuovo piace, e non è insolito tra i giovani – specie se già fumatori.

“Lo studio del CDC e i dati scientifici attualmente disponibili provano che non esiste per i giovani non fumatori una transizione dalla e-cig alla sigaretta convenzionale – specifica Caponnetto – semmai questi dati nel loro complesso confermano che l’uso di e-cig è poco popolare tra i giovani”. Priva di fondamento quindi la tesi che vuole vedere incriminata la e-cig come porta di entrata al tabagismo così come precisato in una nostra recente nota:

https://www.liaf-onlus.org/page.php?id=146-le-ecig-inducono-al-tabagismo-nuove-evidenze-scientifiche-dicono-di-no

Un’altra affermazione degli Editori di “Lancet Oncology” che viene confutata dagli esperti dell’Università di Catania è quella che “le sigarette elettroniche rappresentano anche un serio pericolo per le attuali norme antifumo”. La tesi che le e-cig possano destabilizzare le leggi antifumo perpetua preoccupazioni di tipo meramente ideologico e non è supportata da alcun dato scientifico.

“Non esiste un solo studio che dimostri che ‘svapare’ in luoghi dove vige il divieto di fumare vada a minare l’efficacia delle norme antifumo – precisano nella loro nota Polosa e Caponnetto – ed è inverosimile che le persone abbiano difficoltà a distinguere il vapore dal fumo di tabacco”. Tutti i test sul vapore emesso dalle e-cig non hanno finora evidenziato nessuna particolare rischio per la salute pubblica. Pertanto – spiegano – non vi è alcuna giustificazione per estendere le normative esistenti a tutela della salute del non fumatore anche allo svapo. Anzi – aggiungono – l’uso di sigarette elettroniche dove è proibito fumare non solo potrebbe incoraggiare più fumatori a passare ad un prodotto che riduce il rischio di malattie fumo-correlate, ma anche stigmatizzare (anzichè legittimare) ancora di più l’uso di sigarette convenzionali. Come più volte dichiarato dal Prof. Polosa: “L’uso delle e-cig è una via d’uscita dal tabagismo”.

Nella loro nota, Polosa e Caponnetto, concordano con gli Editori di “Lancet Oncology”  che una regolamentazione è comunque necessaria al fine di evitare che le e-cig possano in futuro diventare popolari tra i non fumatori e essere utilizzate indiscriminatamente nelle scuole. E tuttavia mettono in guardia circa il pericolo che può derivare da una regolamentazione troppo rigida e onerosa con il rischio di rendere le e-cig poco attraenti per i fumatori e meno concorrenziali delle sigarette convenzionali sul piano del prezzo di vendita. Una regolamentazione ragionevole di questi prodotti dovrebbe semplicemente seguire le buone prassi di produzione, assicurando così che i liquidi utilizzati nelle sigarette elettroniche rispettino gli standard di qualità, non contengano sostanze contaminanti o impurità, e che vengano accuratamente etichettate.

“Sono rimasto positivamente sorpreso nel vedere pubblicata le nostre precisazioni in questa prestigiosa rivista medico-scientifica. È raro che autorità blasonate facciano retromarcia e ammettano pubblicamente la inesattezza e la falsità delle proprie affermazioni, e pertanto gli Editori sono da lodare per la loro integrità intellettuale” – ha dichiarato il Prof. Polosa.

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